Giovedì Santo: Introduzione alla giornata

Oggi è il Giovedì santo, il giorno dell’ultima cena di Gesù. È una giornata specialissima e noi cercheremo di viverla in maniera speciale, uniti a Gesù insieme ai suoi discepoli.

È anche il giorno in cui Gesù ci insegna, in una maniera molto particolare, come vedremo questa sera, che una delle cose più belle della vita è servire, cioè aiutare gli altri per renderli felici e mostrare quanto li amiamo. Per questo ci prepareremo alla celebrazione di questa sera ricordandoci durante la giornata di scambiarci dei piaceri o delle gentilezze a sorpresa. Cosa possiamo fare per aiutarci l’un l’altro?

Seguono le preghiere del mattino nella formulazione propria della famiglia, oppure si conclude con un Padre nostro seguito dal segno di croce. Ognuno torna alle proprie occupazioni, serbando nel cuore e nella volontà l’impegno assunto. Se i bambini si dimenticheranno del proposito, saranno i genitori a regalare a loro qualche gentilezza in modo da ricordare senza parole la bellezza del servire.

UN TESTO PER PROVOCARE

E, oltre all’Amore, deve sollecitarci la “necessità” di somigliare a Gesù Cristo, non solo interiormente, ma anche esternamente, nel muoverci — negli ampi spazi dell’altare cristiano — con il ritmo e l’armonia della santità obbediente, che si identifica con la Volontà della Sposa di Cristo, e cioè con la Volontà di Cristo stesso. (Forgia, 833)

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.

Questo versetto di san Giovanni annunzia al lettore del suo Vangelo che qualcosa di grande avverrà in questo giorno. È un esordio teneramente affettuoso, parallelo a quello che san Luca riporta nel suo racconto: Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione.

Cominciamo fin da ora a chiedere allo Spirito Santo di prepararci a comprendere ogni gesto e ogni parola di Gesù: perché vogliamo vivere di vita soprannaturale, perché il Signore ci ha manifestato la sua volontà di darsi a noi come alimento dell’anima, e perché riconosciamo che Lui solo ha parole di vita eterna.

La fede ci fa proclamare con Simon Pietro: Noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio. Ed è proprio questa fede, unita alla nostra devozione, che in momenti così importanti ci spinge a imitare l’audacia di Giovanni: accostarci a Gesù e adagiare il capo sul petto del Maestro, di colui che amava ardentemente i suoi e — lo abbiamo appena udito — li avrebbe amati sino alla fine.

Tutti i modi di dire si rivelano insufficienti per spiegare, sia pure lontanamente, il mistero del Giovedì Santo. Ma non è difficile immaginare almeno in parte i sentimenti del cuore di Gesù Cristo quella sera, l’ultima che trascorreva con i suoi, prima del sacrificio del Calvario (È Gesù che passa, 83).

San Josemarìa Escrivà

I commenti sono chiusi.

This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish. Accept Read More